Questa volta è il turno di Martina C. che ha 15 anni e vive in provincia di Bari. Il suo racconto, che descrive una scena erotica anomala in una relazione "sentimentale" anomala, fa parte dell'antologia "Under 18" che trovate in libreria.
BASTA - di Martina C.
Mi sento di essere in una gara di scherma. Qui non basta più una stoccata, come succedeva una volta. Adesso vince chi arriva prima ad un certo numero di colpi vincenti, diversi a seconda delle varie gare. Mi sento come una che deve fare qualcosa e non sa cosa. Allungo il braccio e mi cerco una sigaretta. La cerco tastando il pavimento e pensando. Non mi voglio alzare. Voglio rimanere nel letto. Testa sopra il cuscino, gambe coperte. Voglio sognare di come Lorenzo mi tira i capelli e di quanto mi offende mentre mi scopa, come puntualizza lui tutte le volte che mi viene in faccia. Voglio immaginare la sua faccia dentro di me che lecca e morde, e mi dice che sono una grande puttana a farmi maltrattare così da lui. Da uno che neanche conosce il mio nome. Voglio immaginarmi mentre lo aspetto sotto le coperte, nuda, e mentre lui è a casa da sua moglie. Resto in bilico, fra il sonno e il desiderio di alzarmi. Mentre aspetto quel vecchio che entra in casa mia, quando mia madre è a lavoro e mi sventra. Mentre aspetto.
Stamattina fa freddo. Il termosifone si deve essere spento da solo o forse ieri sera non mi sono neanche preoccupata di accenderlo. Non lo ricordo. Non mi ricordo altro che lui, dentro di me. Non mi ricordo altro che: “Basta”.
Ieri sera Lorenzo, dopo che mi è entrato dentro da dietro nel suo studio, e mi ha sculacciato e mi ha fatto leccare il suo pene fino a piangere e mi ha sputato negli occhi ha detto. Ha detto, basta. Ha detto che la mia cellulite non lo eccita più. Che la mia pancia, i miei peli. Che come mi inondo di umori quando mi sfiora, quando mi entra dentro con le dita e spinge. Ha detto che le mie urla, le mie fantasie, il mio rossore e le mie lacrime. Ha detto che posso andare a battere e che lui qui, gratuitamente, non viene più. “Meglio le seghe davanti ai porno che scoparmi una che me la vuole dare” mi ha urlato, mentre mi veniva dentro. Mentre diceva che anche se sono incinta non gliene frega niente, che adesso non sono più un problema suo. Poi mi ha tirato un ceffone in piena faccia, sotto l’occhio destro e ha detto che sua moglie si fa fare meglio. Si è alzato, ha tirato su le mutande e i pantaloni. Io non sapevo che fare e ho iniziato a masturbarmi, ché a lui piace guardarmi. Ha detto che sono una ninfomane e che non mi accontento mai. Si è sistemato le basette davanti allo specchio e mi ha detto che me ne dovevo andare. Mi sono alzata e sono andata, mentre fuori iniziava a piovere. Ho aspettato, sperando di vederlo uscire, ma non arrivava mai. Allora sono andata a casa e non ho risposto a mia madre, che mi chiedeva dove ero stata e perché non volevo cenare. Sono solo andata in camera e mi sono buttata sul letto, vestita. Poi, ho continuato a toccarmi, a spingere, ad aspettare. Mentre mi preoccupavo se potevo essere incinta o meno, allora, credo di essermi addormentata.
Stamattina è lunedì. Il primo giorno della settimana. Stamattina è il primo giorno di una settimana che non vorrei vivere. Che vorrei evitare, chiudendo gli occhi e i pensieri. Alla scuola non ci penso, per me oggi non esiste. Chiudo gli occhi e mi dico che così non va bene, non va bene per niente. Mi fumo una sigaretta e la luce, a tratti, illumina il buio.
Sono le sette.
Mia madre è uscita, che stamattina attaccava presto in ospedale. Aspiro, poi mi lecco le dita e le infilo dentro di me. Un gemito e niente più.
Solo il desiderio di piangere e piangere ancora. Di consumarmi in lacrime. Tutti i miei liquidi, tutti i miei umori. Rimango ferma fino a quando la sigaretta, dal posacenere, non si consuma. Accendo la televisione. Le voci mi arrivano, non vedo le immagini. Sono senza occhiali, senza lenti.
Rimango davanti allo schermo illuminato, a tratti, e poi rido. Rido di me e di quanto ho sperato, investito, in una relazione senza inizio. Allora mi alzo, mentre la Barilla mi informa di quanto la pasta con grano e cereali mi faccia bene due volte. Mi infilo gli occhiali e vado in bagno. Lavo faccia e denti. Mi lavo gli occhi e il mascara mi cola. Mi faccio il bidet e infilo ancora un dito, l’indice, dentro di me. Non sento niente. Rinuncio. Poi la scuola mi viene in mente e mi ricordo che esiste. tutto d’un tratto. Penso a quegli sfigati dei miei compagni di classe e a Lorenzo, alla sua famiglia e alla moglie. Penso che sono il mio clichè personale, oggi. Penso tutto questo mentre mi asciugo con uno straccio e mi rendo conto che oggi è davvero l’inizio di una settimana di merda.




