sabato, 05 agosto 2006
author: quindicinale @ 22:27
category: delirio puro
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Marta Mitraglia vive in provincia di Roma, è appassionata di Wire Fox Terrier e di Pinscher nani. E' delirante quanto basta per approdare su Quindicinale alle porte di ferragosto con questo sogno che un pò fa ridere e un pò no.



BUON NATALE - di Marta Mitraglia



Quando mi alzo tu mi dici che hai sognato che facevi l’amore con Tom Cruise. Buffo no? Beata te ti rispondo. Io cosa dovrei dire. L’avessi sognato io di fare l’amore con Tom Cruise. Io faccio sogni strani. Ma strani davvero. Tipo stanotte.

Esco dall’università e vado in una tavola calda lì vicino, per pranzare. Ci torno anche il giorno dopo, voglio vedere cosa c’è in vendita, m’avvicino e il tipo mi fa “Sì?”. Io m’imbarazzo, balbetto “No, veramente cercavo Andrea”, mento. “Fra dieci minuti arriva, oggi è in ritardo”. Bella, e ora che m’invento, che gli dico a questo Andrea che non conosco? Non potevo scegliere un nome meno diffuso? Poi arriva Andrea e convince il capo a farmi assumere in prova. Stiamo lì qualche giorno con io che faccio pratica. Sui panini passaci il burro, così; sulle pizzette mettici il pepe, così; le patatine prendile in questo modo, così. Coi clienti mi destreggio bene, tranne una tipa carina che arriva dicendo che non ce la fa più e ha fame e non ha fatto in tempo a mangiare una Fiesta e allora vuole un panino, io lo spalmo col burro e ci metto il pomodoro e la mozzarella e l’insalata, solo che mi sbaglio o forse la tipa mi ammalia e allora ne faccio due, e gli altri commessi della tavola calda mi prendono in giro bonariamente, e io ridendo mi mangio il secondo panino che avanza.

All’uscita dal lavoro incontro Marco, il mio amico avvocato, e allora pediniamo uno, dovremmo ucciderlo, mi dice Marco, ma alla fine quello ci scopre, si volta, “Volete questa?” domanda incazzato, porgendoci la macchina fotografica. “Prendete il rullino, ma lasciatemi almeno la macchina”, fa, sempre più incazzato. Marco si prende il rullino.

A sera cerco di intrufolarmi in un liceo, per rubare le domande dell’esame di maturità che (pare) dovrò sostenere il giorno dopo. L’ingresso del liceo è un tempietto da parco americano, per entrare scavalchiamo un cancello appuntito alto quaranta centimetri. Io sto attento a non rimanere offeso nelle parti basse. Ci siamo io, Francesco Rinaldi (che è uno che non vedo da almeno dieci anni, andava alle elementari con mio fratello e pesava cento chili già allora) e Harry Potter. All’interno ci sono degli armadietti di ferro da palestra, con dentro i titoli dei temi e le soluzioni dei problemi di matematica. La metà sono già stati scassinati. Io e Harry Potter ne prendiamo uno ciascuno e vorremmo andarcene, ma Rinaldi dice che vuole cercarne uno migliore, noi gli gridiamo di sbrigarsi, poi sul retro troviamo un grande magazzino illuminato che vende cose degli anni ottanta. Ci sono anche tutti gli altri che hanno già rubato il compito di maturità, ammaliati.

Vedo la maglia della Roma con Barilla come sponsor, e quella della Juve di Platini. Vedo un paio di scarpini dall’aria inequivocabilmente usata. Vedo una parrucca cotonata. Giro per i corridoi finché non m’imbatto in due sui trent’anni, “Hai visto Andreotti?” fa uno, “Già già” annuisce l’altro, “Non solo è stato un grande statista, Andreotti, ma anche un grande giornalista”.

Poi mi sveglio. Sento un dolore che m’avvolge. Mi sembra che la vita non abbia alcun senso. Ma sarebbe già tanto, mi dico. Tutti i miei incubi peggiori prendono forma davanti ai miei occhi: una guerra mondiale; miliardi di persone che muoiono di fame; io che uccido e seziono delle adolescenti; Silvio Berlusconi e Alda d’Eusanio che fanno sesso nel mio letto; io che mi vendo un rene per comprarmi un cofanetto con seicento inediti dei Nirvana (lo sai che quando avevo quindici anni e ascoltavo ‘Nevermind’ era come se le pareti della mia stanza s’incendiassero, lo sai?); la Juve e la Lazio che vincono lo scudetto, contemporaneamente; io che torno a scuola e devo essere interrogato in biologia; un cuoco professionista che cerca di spiegarmi cosa cazzo è la crema chantilly. Ma meno male che è Natale, e siamo tutti più buoni. Pensa se invece rimanevamo stronzi come nel resto dell’anno.

Poi mi alzo e tu mi dici che hai sognato che facevi l’amore con Tom Cruise. Meno male che è Natale. Meno male che è festa, e posso tornare a dormire. “In quello che mi riesce meglio resto comunque il peggiore, e di questo dono io sono grato”.